Qui seduta con i pensieri incrociati riprendo le fila di un discorso che a qualcuno sembrava chiuso, o più semplicemente messo nel congelatore, a prendere freddo e a ricoprirsi di una patina bianca e scivolosa. E invece. Già già. Viva, vegeta, vegetale, ancora carnivora e cannibale, autolesionista fino al midollo. Pronta a rimangiarsi parole, a ingoiare liquidi e polvere e a smagliare le calze con le unghie tagliate male. Mi è spuntato un sorriso, l'ho innaffiato per farlo crescere e per coglierlo solo al momento giusto: quindi è ancora lì, si vede e non si vede, ma io so che c'è. E non ho fretta, ho aspettato tanto un segno che ora che c'è, beh, mi godo gli embrioni e sospiro pensando che le cose belle, ogni tanto, capitano. Come capitano le persone belle, quelle che arrivano al momento sbagliato e sembrano fatte apposta per incasinarti l'esistenza.
Vivere in una città che non è la tua chiede una grossa ipoteca sulla tua testa, rischio ogni giorno che Milano ne pretenda l'esecuzione forzata, ma questa non ha ancora avuto il mio scalpo. Ne rido, ne sono felice. Flore faune fiumi laghi centrali elettriche, anagrammi melodrammi compongono l'onomastica delle strade dei miei pensieri, e c'è ancora troppa confusione per dirvi che direzione ho preso. Ma mi è tornata la curiosità, e soprattutto la voglia di raccontarvelo.
Brindo a chi ha avuto la pazienza di aspettarmi, di cercarmi e di tenermi in vita con parole baci e rimproveri, che mi hanno fatto bene. Forse giriamo pagina.